11 settembre 2024
Caro lettore, benvenuto nel nostro spazio dedicato alla salute e al benessere! Saremo felici se vorrai condividere con noi le tue opinioni, esperienze e domande, alle quali cercheremo di rispondere nel modo più esaustivo e veloce possibile. Le discussioni costruttive e aperte sono benvenute, ma è importante ricordare che la nostra comunità si basa sul rispetto delle idee altrui e sulla comunicazione non offensiva, quindi ti preghiamo di evitare commenti offensivi, attacchi personali o comportamenti che possano creare tensioni. Siamo qui per imparare e crescere insieme; ogni contributo è prezioso se condiviso con cortesia. Grazie per la tua partecipazione e per la collaborazione nel fare di questo blog un luogo di supporto e informazione per tutti. Con gratitudine Programmi di rieducazione per i pazienti neurologici La rieducazione motoria è di fondamentale importanza per i pazienti con lesioni croniche del sistema nervoso centrale (SNC) per una serie di ragioni che vanno dal miglioramento delle funzioni motorie e cognitive alla prevenzione delle complicazioni secondarie, fino al miglioramento della qualità della vita. Le lesioni al SNC possono derivare da eventi acuti come ictus, traumi cranici, sclerosi multipla, o lesioni del midollo spinale, o cronici come degenerazione di importanti nuclei nervosi. Esse spesso causano danni permanenti che influiscono sulla capacità del paziente di muoversi, comunicare e svolgere attività quotidiane. Tali funzioni sono mediate da due sistemi neurali: il sistema piramidale ed extrapiramidale. Queste possono essere considerate le due vie principali che controllano il movimento nel corpo umano, ma funzionano in modo diverso e sono associati a diversi tipi di disturbi motori. L’origine anatomica è differente: • Il sistema piramidale, noto anche come via cortico-spinale, origina nella corteccia motoria del cervello e viaggia direttamente attraverso il tronco encefalico e il midollo spinale per controllare i muscoli scheletrici. È principalmente responsabile del controllo dei movimenti volontari e fini. • Il sistema extrapiramidale è costituito da una rete più complessa di nuclei nel cervello, tra cui i gangli della base, il talamo, la sostanza nera e altre strutture sottocorticali. Questo sistema modula i movimenti volontari, controlla il tono muscolare e coordina i movimenti automatici e posturali. Anche la tipologia dei disturbi è differente. Disturbi correlati al primo infatti primi, spesso indicati come sindrome piramidale o sindrome del motoneurone superiore, derivano da danni alla via cortico-spinale e possono includere: • paralisi o paresi: debolezza muscolare o perdita di movimento volontario, generalmente più marcata negli arti. • spasticità: aumento del tono muscolare, con resistenza al movimento passivo. • iperreflessia: riflessi tendinei esagerati. • Segno di Babinski: risposta anormale del riflesso plantare, dove l’alluce si estende invece di flettersi. Disturbi relativi al secondo invece, comprendono condizioni come il Parkinsonismo, la corea, la distonia e altre disfunzioni motorie che derivano da alterazioni nei gangli della base. Questi includono: • Tremori involontari e talora a riposo, come nel Parkinson. • Rigidità, aumento uniforme del tono muscolare (rigidità a “tubo di piombo” o a “ruota dentata” nel Parkinson). • Bradicinesia, ovvero lentezza dei movimenti volontari. • Distonia con contrazioni muscolari sostenute che causano posture anomale o torsioni. • Corea, cioè movimenti rapidi, involontari, irregolari e non ripetitivi. In presenza di tali problemi è indispensabile, dopo l’analisi medica, una valutazione funzionale e clinica che individui le disfunzioni per stabilire una linea di priorità di intervento. Nel caso dei pazienti con lesioni piramidali tali disfunzioni si manifestano in una debolezza muscolare (deficit di reclutamento muscolare) che può essere emiparetica, ovvero colpisce un lato del corpo, e spasticità, che rende difficile il movimento. La perdita di fine controllo motorio è comune, specialmente a livello delle estremità del corpo pertanto le attività che richiedono movimenti precisi possono essere compromesse. Nei pazienti con lesioni extrapiramidali si trovano rigidità, tremori e movimenti involontari. La lentezza dei movimenti (bradicinesia) è caratteristica, specialmente nel morbo di Parkinson. Questi pazienti possono avere difficoltà a iniziare movimenti o a mantenere l’equilibrio e la postura. In entrambi i casi vi possono essere complicazioni da alterata mobilità con contratture muscolari permanenti e deformità se non trattate. La perdita di mobilità e l’indebolimento muscolare possono aumentare il rischio di ulcere da pressione e trombosi venosa profonda, ma anche problemi di deglutizione, instabilità posturale con rischio di cadute, e difficoltà cognitive (come nella demenza associata al Parkinson). Inoltre, i disturbi extrapiramidali possono peggiorare la qualità della vita a causa dei movimenti involontari persistenti e della lentezza dei movimenti. Oltre ai trattamenti farmacologici trova essenziale indicazione la rieducazione e la fisioterapia. Quindi i disturbi piramidali ed extrapiramidali rappresentano due categorie distinte di problemi motori che derivano da danni a diversi sistemi di controllo del movimento situati nel cervello. La gestione di questi disturbi richiede approcci terapeutici specifici per ciascun tipo, con un focus sia sul controllo dei sintomi che sulla riabilitazione funzionale. Con una gestione adeguata, i pazienti possono mantenere una buona qualità della vita La Fisioterapia e la Rieducazione funzionale all’interno del progetto di Riabilitazione risultano cruciali perché incrementano: • La neuroplasticità ed il recupero funzionale. Uno degli aspetti più rilevanti della rieducazione fisioterapica è il suo ruolo nel promuovere la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di riorganizzarsi formando nuove connessioni neuronali. Anche se alcune aree del cervello possono essere danneggiate in modo irreversibile, altre parti possono compensare queste perdite attraverso un allenamento appropriato. La fisioterapia fornisce stimoli specifici che aiutano a rafforzare le vie neuronali ancora funzionanti, migliorando così la funzione motoria e altre capacità compromesse. • Il recupero della mobilità e della funzione motoria. Le lesioni del SNC possono compromettere gravemente la mobilità e la funzione motoria. La fisioterapia mira a recuperare il più possibile queste funzioni attraverso esercizi mirati che migliorano la forza muscolare, la coordinazione, l’equilibrio e la mobilità articolare. Attraverso varie tecniche è possibile riacquistare una certa indipendenza nelle attività quotidiane, riducendo così la necessità di assistenza continua. • La prevenzione delle complicazioni secondarie. In effetti l’immobilità prolungata dovuta alle lesioni del SNC può portare a una serie di complicazioni secondarie, come atrofia muscolare, contratture articolari, piaghe da decubito e trombosi venosa profonda. La fisioterapia svolge un ruolo cruciale nella prevenzione di queste condizioni attraverso l’adozione di esercizi che mantengono la mobilità articolare, stimolano la circolazione e favoriscono il tono muscolare. Ad esempio, la mobilizzazione passiva e attiva può prevenire le contratture, mentre i cambi di posizione regolari possono prevenire le piaghe da decubito. • Il miglioramento della qualità della vita. Il recupero fisico influisce positivamente anche sul benessere psicologico e sulla qualità della vita dei pazienti. La possibilità di migliorare la propria autonomia nelle attività quotidiane e di ridurre il bisogno di assistenza può avere un impatto significativo sull’autostima e sul morale del paziente. La fisioterapia aiuta anche a ridurre il dolore e il disagio associati alle lesioni del SNC, migliorando così il comfort generale del paziente. • La rieducazione della propriocezione e dell’equilibrio. Le lesioni al SNC possono compromettere la propriocezione, ossia la capacità di percepire la posizione del proprio corpo nello spazio, e l’equilibrio. Attraverso esercizi specifici, la fisioterapia può aiutare a ristabilire queste funzioni, riducendo il rischio di cadute e migliorando la stabilità durante il movimento. Esercizi di equilibrio, attività su superfici instabili e tecniche di feedback visivo e tattile sono comunemente utilizzati per questo scopo. • La rieducazione cognitiva e motoria combinata. In molti casi, i pazienti con lesioni al SNC non soffrono solo di deficit motori, ma anche di disturbi cognitivi che possono complicare ulteriormente il recupero. La fisioterapia può essere integrata con la rieducazione cognitiva per affrontare entrambi gli aspetti contemporaneamente. Ad esempio, esercizi che combinano il movimento con compiti cognitivi, come il “problem solving” o la memoria, possono essere utilizzati per migliorare sia la funzione motoria che quella cognitiva. • L’adattamento e uso di ausili. La fisioterapia aiuta anche i pazienti a imparare come utilizzare correttamente ausili come bastoni, deambulatori o sedie a rotelle. L’obiettivo è di massimizzare l’autonomia del paziente, insegnandogli come utilizzare questi strumenti in modo sicuro ed efficace. La fisioterapia può anche includere la formazione per i “caregiver” su come assistere il paziente senza rischiare di farsi male. • Il supporto psicologico e motivazione. Il processo di riabilitazione può essere lungo e faticoso, richiedendo grande impegno da parte del paziente. La fisioterapia non è solo un insieme di esercizi fisici, ma può anche fornire supporto emotivo e motivazionale. Il fisioterapista spesso diventa una figura chiave nel team di riabilitazione, aiutando il paziente a mantenere la motivazione necessaria per continuare il percorso di recupero, nonostante le difficoltà. In conclusione la rieducazione e la fisioterapia rappresentano una componente essenziale nella gestione dei pazienti con lesioni croniche del SNC. Attraverso un approccio multidisciplinare che integra tecniche motorie, cognitive, respiratorie e di prevenzione, la fisioterapia aiuta i pazienti a recuperare le funzioni compromesse, a prevenire complicazioni secondarie e a migliorare la loro qualità della vita. La capacità di adattare il trattamento alle esigenze individuali del paziente, insieme al supporto psicologico fornito, rende la fisioterapia una parte insostituibile del percorso riabilitativo per questi pazienti. E’ essenziale la personalizzazione del trattamento. Infatti ogni paziente con lesioni al SNC presenta un quadro clinico, sociale e familiare unico, e la fisioterapia deve essere adattata alle specifiche esigenze. Questo approccio personalizzato permette di indirizzare gli interventi terapeutici alle aree di maggiore necessità, ottimizzando così i risultati. La valutazione continua del progresso e l’adattamento degli esercizi in base alla risposta del paziente sono elementi essenziali del processo terapeutico.