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Quando si tratta di scoliosi
“…hai la scoliosi. Ti prescrivo nuoto e tutto si sistema!”.
Questo è ciò che generazioni di adolescenti si sono sentiti dire durante le visite di pediatria di base o durante controlli di varia natura.
In realtà la scelta tra il nuoto e un'attività in palestra funzionale guidata dipende da diversi fattori, tra cui il grado di scoliosi, l'obiettivo terapeutico, le caratteristiche specifiche della condizione e non ultima, l’abitudine di chi prescrive l’attività.
La scoliosi è un’alterazione della forma della colonna vertebrale in particolare sul piano fronto-orizzontale, ed è una condizione che richiede un approccio terapeutico personalizzato.
Tra le attività comunemente consigliate per migliorare la postura e ridurre i sintomi, il nuoto è spesso citato come un’opzione efficace. Tuttavia, in molti casi, un programma di esercizi in palestra guidato da un fisioterapista coadiuvato da un tecnico specializzato può offrire benefici superiori.
Ma perché un’attività in palestra può essere preferibile al nuoto per chi soffre di scoliosi? Vediamo nel dettaglio.
Iniziamo con il sottolineare che nonostante vi siano diversi gradi di scoliosi è possibile fare alcune considerazioni sul piano generale.
In primis occorre effettuare la diagnosi per cui è indispensabile effettuare oltre alla visita medica, anche una valutazione radiografica. Successivamente si possono utilizzare metodi alternativi e meno invasivi dei raggi x per seguire il processo di cura. Nella nostra struttura, ad esempio, è operativo il sistema Formetric della Diers che attraverso una videorasterstereografia consente un puntuale evolversi della situazione in assenza assoluta di rischi per il soggetto. Si tratta infatti di una “foto tridimensionale” che ricostruisce con sensibilità e precisione l’immagine della colonna vertebrale e può essere, proprio perché priva di rischi radianti, proposta innumerevoli volte.
Il controllo ha senso comunque ogni 12-18 settimane inizialmente per arrivare progressivamente ad un controllo ogni 24 settimane.
In secondo luogo, come considerazione generale, per ogni situazione vi è un approccio che si è dimostrato più efficace.
In base alla valutazione si classifica la scoliosi in
• Scoliosi lieve (meno di 20°) in questa fase gli esercizi correttivi guidati sono spesso più efficaci. Possono contribuire a ridurre o stabilizzare la curva migliorando la forza muscolare e la postura.
• Scoliosi moderata (20°-40°) anche in questa fase un programma di esercizi specifici in palestra può essere utile, combinato con altre terapie come l’uso di corsetti. Il nuoto può essere un'attività complementare, ma non può essere l'unica terapia.
• Scoliosi severa (oltre 40°) in questi casi l’intervento fisioterapico o ortopedico diventa prioritario. Gli esercizi mirati e guidati sono essenziali per gestire la scoliosi; nessuna attività sportiva da sola potrebbe essere sufficiente.
A questo punto la domanda è: il nuoto è veramente la cura d’elezione, la “gold standard” nel trattamento della scoliosi?
In effetti in passato, il nuoto era spesso considerato una cura ideale per la scoliosi per diverse ragioni
• Equilibrio muscolare: si riteneva che il nuoto, grazie al lavoro simmetrico e bilanciato che richiede, potesse aiutare a rafforzare uniformemente la muscolatura della schiena. Questo avrebbe dovuto contribuire a contrastare l'asimmetria tipica della scoliosi. Oggi si pensa che l’equilibrio muscolare debba essere mantenuto in condizioni “compito specifiche” cioè non in posizione supina o natatoria ma in stazione eretta con il corpo soggetto principalmente alla forza di gravità.
• Riduzione del carico gravitazionale: in acqua, il corpo è parzialmente sostenuto, riducendo così la forza di gravità e il carico sulle articolazioni e sulla colonna vertebrale. Questo ambiente a basso impatto era visto come un modo sicuro per eseguire esercizi senza peggiorare la curva scoliotica. Occorre anche camminare e correre con la scoliosi!
• Miglioramento della postura e della flessibilità: il nuoto, in particolare stili come il dorso, incoraggia una postura eretta e un'estensione della colonna vertebrale, elementi ritenuti benefici per chi soffre di scoliosi. Non vi sono evidenze in tal senso.
• Ampio range di movimento: le bracciate e i movimenti richiesti nel nuoto coinvolgono un'ampia gamma di movimenti articolari, il che era visto come un modo per mantenere o migliorare la mobilità della colonna vertebrale. La mobilizzazione eccessiva del corpo non è necessariamente un fattore positivo nei soggetti con scoliosi. Anzi in alcuni casi, il nuoto può aumentare la flessibilità della colonna senza fornire un adeguato rinforzo muscolare mirato, il che potrebbe peggiorare la situazione in alcuni soggetti.
• Percezione generale di salute e benessere: il nuoto è stato storicamente associato a numerosi benefici per la salute, e quindi era considerato un'attività terapeutica per molte condizioni fisiche, scoliosi inclusa. Questo è senz’altro vero ma al pari di qualsiasi attività sportiva.
Oggi questa idea è stata in gran parte riconsiderata perché si sa che il nuoto, pur essendo un eccellente esercizio generale, non è specifico per la scoliosi.
Gli studi più recenti hanno dimostrato che, sebbene l’attività natatoria possa essere parte di un programma di esercizi, essa non può sostituire altre terapie specifiche, come l'uso di busti ortopedici, fisioterapia mirata, o, nei casi più gravi, l'intervento chirurgico. In alcuni casi, l'attività simmetrica del nuoto potrebbe addirittura mascherare o peggiorare l'asimmetria muscolare, rendendo necessario un approccio più specifico nella gestione della scoliosi.
E allora quale approccio prediligere?
In base all’esperienza maturata ed alla letteratura sull’argomento noi crediamo che un approccio integrato di esercizi ed attività sportiva sia quello più efficace.
Infatti un allenamento in palestra funzionale, guidato da un fisioterapista o un professionista esperto, consente di creare un programma personalizzato in base al tipo e al grado della scoliosi, alle condizioni muscolari e agli obiettivi specifici (ad esempio migliorare la postura o ridurre il dolore).
Gli esercizi in palestra possono concentrarsi su specifici gruppi muscolari, come gli stabilizzatori della colonna vertebrale, i muscoli addominali e quelli paravertebrali. Questi sono fondamentali per sostenere la colonna e bilanciare eventuali asimmetrie. Inoltre attraverso molti esercizi cosiddetti “posturali”, a partire da integrazioni di vari metodi con la ginnastica “analitica” con sovraccarichi, si aiuta il paziente a sviluppare una consapevolezza della propria postura e a correggere attivamente le deviazioni.
In conclusione scegliere un'attività in palestra guidata rispetto al nuoto per una scoliosi è, secondo noi, preferibile perché permette di concentrare il trattamento sugli obiettivi specifici, come il rafforzamento muscolare e la correzione delle asimmetrie posturali. Il grado della scoliosi influisce notevolmente sull'approccio terapeutico: più è lieve, maggiore è l'efficacia di esercizi guidati.
Inoltre, l’attività integrata riduce gli effetti psicologici che importanti asimmetrie possono produrre nella percezione del proprio corpo durante l’età dello sviluppo.
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